Per il segretario regionale Tonino Scala la situazione non solo è già drammatica, ma diventerebbe ancora più catastrofica se passasse la riforma Renzi della Costituzione
Continua la sua battaglia per una sanità più giusta Sinistra Italiana, e torna a parlare per bocca del suo segretario regionale, Tonino Scala: «Lo Svimez nel suo ultimo rapporto sul Mezzogiorno rileva una cosa nota: “Calabria, Basilicata e Campania sono le regioni più povere d’Italia”.
Il nuovo articolo 116 della Costituzione, che vorrebbero Renzi e Verdini, afferma che è concesso autogoverno solo a quelle regioni che sono “in condizione di equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio”. La nuova riforma costituzionale invece di porre rimedi rafforza il divario tra nord e sud, penalizzando contestualmente le sempre più congestionate aree metropolitane e quelle interne in via di un progressivo spopolamento, lasciando il meridione al suo triste destino. Siamo preoccupati per quanto sta accadendo, una miopia unica: annunci stratosferici di pura propaganda mentre il Sud e la Campania continuano ad arrancare. Il presidente della Regione De Luca comunica la sua “road map sanitaria” e di averla iniziata con la soluzione del problema delle barelle all’ospedale Cardarelli e quello dei sempre più affollati “Pronto soccorsi” degli ospedali campani.
Ma le barelle, è notizia di ieri, sono ancora lì e i reparti di primo soccorso sempre affollati – continua Scala – Un’ammalata ricoverata su di una barella questa notte mi ha inviato un messaggio scrivendomi “medici bravi ma qui peggio di Kabul…”.
Basta con gli annunci! Serve un Piano sanitario regionale vero. Serve il coraggio di aprire una vertenza conflittuale con il Governo centrale perché vengano riscritti i parametri delle logiche delle politiche finanziarie che penalizzano l’intero sistema dello stato sociale meridionale, a partire dalla Legge di Bilancio in corso di approvazione.
Il Governatore De Luca difenda i cittadini della Campania e non i parametri di un Governo che nuoce in modo evidente il Mezzogiorno. Prima che sia troppo tardi, prima che ci si incammini anche da noi sulla strada del non ritorno».
