Accadde anni fa, accade ancora. “Signora Vincenza!… signora Vincenza, ci sono le buche”.
Franco rimase per un istante allibito, la signora Vincenza non si vedeva più. Istintivamente si tuffò, ma un uomo lo fermò e disse: «Facciamo una catena che è meglio».
In pochi secondi, circa 20 persone, tenendosi per mano, seguirono l’esperto che riuscì ad afferrare la mano della signora Vincenza e con sforzi di tutti, fu tratta a riva.
Ancora oggi il mare di Paestum non è ben conosciuto da tutti.
Cerchiamo di spiegare qualcosa sulla dinamica dei fondali e sull’invisibile trappola delle correnti di ritorno, trasformando una spiaggia apparentemente tranquilla in un sistema di canali, con buche e correnti di risacca.
Se il vento agisce in superficie, sotto il pelo dell’acqua si muove una forza ancora più potente e imprevedibile, legata alla forma stessa delle nostre spiagge. Molti pensano che il pericolo del mare sia legato solo alla profondità: “Lì si tocca, quindi è sicuro”. Niente di più falso, specialmente sui litorali a basso fondale come quello di Paestum.
Quando le onde viaggiano verso la riva, trasportano tonnellate d’acqua. Quest’acqua scavalca le barre di sabbia sommerse e si accumula vicino alla battigia. Ma tutta quell’acqua che è arrivata a riva deve necessariamente trovare una via di fuga per tornare indietro, verso il largo. Non potendo passare sopra l’onda successiva, l’acqua scava dei veri e propri canali nella sabbia, interrompendo la secca.
Si creano così due fenomeni strettamente collegati:
Le buche improvvise e la risacca. Camminando parallelamente alla riva dove l’acqua ci arriva alla vita, possiamo trovarci all’improvviso in un punto dove non si tocca più. Non è una voragine senza fondo, è semplicemente uno di questi canali scavati dal ritorno dell’acqua. Per chi non sa nuotare bene, perdere l’appoggio del piede all’improvviso scatena il panico.
In corrispondenza di queste buche e di questi canali, l’acqua torna verso il largo a grandissima velocità, come un fiume invisibile dentro il mare. Visivamente, la zona della risacca sembra paradossalmente la più tranquilla: l’acqua è più scura (perché è più profonda) e le onde non si rompono lì. Il bagnante inesperto la sceglie per tuffarsi proprio perché sembra il punto più calmo, finendo dritto nella trappola.
Una volta dentro la risacca, la corrente trascina verso il largo. La reazione istintiva di chiunque è nuotare con tutte le forze in direzione della spiaggia. Ma è come correre controcorrente su una scala mobile: ci si esaurisce nel giro di due minuti, rimanendo fermi nello stesso posto e rischiando l’annegamento per sfinimento.
Se la corrente ti trascina al largo, non combatterla. Non nuotare verso riva. Nuota in direzione parallela alla spiaggia per uscire dal canale della risacca. Appena senti che la forza dell’acqua si è placata e che le onde ricominciano a spingerti verso terra, sfrutta la secca laterale per rientrare a riva camminando o nuotando tranquillamente.
