Arcangelo Scacchi

Un docente universitario di mineralogia, Arcangelo Scacchi, poi divenuto senatore del Regno, nel 1881 assegnò a dei campioni delle tufare di Fiano il nome di “Nocerite”

Arcangelo Scacchi nacque a Gravina di Puglia il 9 febbraio 1810. Si laureò in medicina a soli 21 anni ma, ben presto, si appassionò alla mineralogia e alla cristallografia e, nel 1844, gli fu assegnata la cattedra di Mineralogia e la direzione del Reale Museo Mineralogico.
​Scacchi fu un appassionato studioso di mineralogia vesuviana e rinvenne 21 nuovi minerali al Somma-Vesuvio. In particolare, nel museo sono esposti numerosi campioni di notevole interesse scientifico rinvenuti, in gran parte, nel tufo estratto dalla Tufara di Fiano di Nocera Inferiore.
​Nel 1861 Scacchi fu nominato senatore del Regno d’Italia e, nel 1865, ebbe la nomina a Rettore dell’Università di Napoli.
​Nel 1881, durante una delle sue escursioni scientifiche, il dott. Arcangelo Scacchi arrivò a visitare la tufara di Fiano, prelevando vari campioni che avrebbe poi analizzato in laboratorio. Ebbe buon gioco a trovare i reperti, perché la tufara allora era in piena attività e i blocchi di materiale erano lasciati dappertutto intorno.
​Infatti, in un blocco parzialmente metamorfosato dal contatto con il materiale da cui si era formato il tufo grigio, scoprì dei cristalli “difficili a definirsi”: una specie particolare che egli chiamò “Nocerite“.
​Attualmente, presso il Museo Mineralogico di Napoli, ne esistono due campioni; evidentemente almeno due dovettero essere le visite del prof. Scacchi e dei suoi assistenti al sito di Nocera.
​Nocera è fra le poche città al mondo ad avere il vanto di aver dato il nome a una nuova specie di minerale, e questo grazie al dott. Scacchi, anche se oggi, dopo più sofisticate analisi, la Nocerite è considerata un fluoborato di magnesio e quindi corrispondente alla fluoborite.
​Spesso non riusciamo a trovare adeguati riferimenti storici di cui andare fieri, ma questo è sicuramente uno di essi. La necessità, quindi, di un recupero e di una pratica effettiva dei valori, dei principi e, perché no, degli ideali che hanno permeato la storia del nostro Paese, consiglia anche di ricordare meglio questa figura di scienziato che ha amato il suo lavoro e i luoghi che gli hanno permesso di esercitarlo.
​Già nel passato si sono interessati dell’argomento i principali studiosi della storia locale di Nocera, quali Alfonso Fresa e l’ing. Loreto, ma i loro sforzi non sono valsi a far commemorare adeguatamente la figura di Scacchi. Seguendo il loro cammino, in riconoscimento della loro eccellente valenza di studiosi, l’Accademia Italiana di Scienze, Lettere ed Arti “Terra del Vesuvio” ha proposto alla commissione toponomastica di Nocera Inferiore di dedicare una piazza al dott. Arcangelo Scacchi e di chiamare Via della Nocerite la strada di Fiano.
​Dopo il recente ritrovamento di un cristallo nelle tufare di Fiano, mi sono posto il problema di cercare una spiegazione semplice del fatto che si voglia trascurare il termine “Nocerite” nell’ambito accademico geo-mineralogico. Ho chiesto collaborazione alla collega Imma Punzo che, a sua volta, ha coinvolto il collega Marco E. Ciriotti, esperto in materia di attribuzione di nomi ai minerali, che ci ha relazionato sul problema.
​In pratica i fatti stanno così: lo scienziato scoprì, in un’inclusione del tufo grigio di Fiano, il minerale in questione. Si dà il caso, però, che Scacchi, con i mezzi di cui disponeva, abbia sbagliato le analisi, indicandolo come ossicloruro di Mg e Ca. Al contrario, Zambonini nel 1919 evidenziò che si trattava esattamente di un ossifluoruro di Ca e Mg. Insomma, Scacchi non riconobbe il fluoro e considerò, sbagliando, che il cloro dominasse la composizione. Però né Scacchi, né Zambonini, con i mezzi di cui disponevano, riconobbero la presenza del boro.
​Nel 1926 in Svezia (nella località tipo Tall Mine, Kallmora, Norberg, Västmanland) Geijer scoprì la fluoborite. Scherillo nel 1938, nel rideterminare la struttura del minerale di Nocera, dimostrò che si trattava proprio di fluoborite.
​Pertanto il termine “Nocerite” è da considerarsi discreditato, in quanto una fase minerale ossicloro o ossifluoro dominante non esiste e la fase di Nocera altro non è che fluoborite, scoperta e correttamente determinata come fluoborato da Geijer nel 1926.
​A titolo personale, il collega Marco E. Ciriotti aggiunge però quanto segue: “Molto probabilmente una fase che potremmo chiamare ‘clorborite’ a Nocera esiste, ma per dimostrarlo occorrerebbe reindagare una serie notevole di campioni. L’intera serie OH-Cl-F dominante in questo tipo di minerali può benissimo essere presente. In ogni caso ciò non muterebbe le cose per il fatto che né Scacchi, né Zambonini riconobbero il boro”.
​La mia considerazione è che Scacchi sia stato, comunque, il primo a scoprire un nuovo minerale, ma non avendolo potuto analizzare correttamente con i limitati mezzi tecnici e scientifici di cui disponeva, non gli è stato riconosciuto a posteriori il “diritto” di dargli un nome. La storia umana o scientifica che sia segue, però, percorsi diversi dalle rigide regole accademiche, e la Nocerite, ne sono sicuro, continuerà a far parlare di sé.

Di Giulio Caso

Geologo