Venerdì sera alle 20:45, al teatro Diana andrà in scena “Cantare alle Ossa” con la regia di Simona Tortora. Lo spettacolo sarà l’ultimo appuntamento della decima edizione della rassegna “L’Essere e L’Umano” firmata da Artenauta Teatro con la direzione artistica di Simona Tortora, l’organizzazione di Giuseppe Citarella e il patrocinio del Comune di Nocera Inferiore.
L’opera, che vedrà in scena 19 attori della compagnia Artenauta, è liberamente ispirata a “Donne che corrono coi lupi” di Clarissa Pinkola Estés, ai testi poetici di Mariangela Gualtieri, all’“Inno alla carità” di San Paolo, ed a vari brani tratti da libri e film di Judicael Ouango, Vinicio Capossela e Win Wenders.
“Cantare alle Ossa” è una performance unica, ancestrale e suggestiva: più che uno spettacolo, un viaggio emozionale e coinvolgente nei sentimenti, nella natura umana. Per parlarne abbiamo intervistato la regista.
– Nel 2019 per la prima volta portasti in scena “Cantare alle Ossa”: da dove nasce l’esigenza di riproporlo 7 anni dopo?
«Nella domanda c’è già la mia risposta: è stata proprio un’esigenza quella di riportare “Cantare alle Ossa” in scena. C’è stata come la necessità per noi, come interpreti, attori, amanti dell’arte, artisti, di risentire la poesia, la speranza fare capolino nonostante tutto intorno ci siano delle tragedie enormi, legate alle guerre, al genocidio, alla brutalità che sta venendo fuori anche nel quotidiano. Questo ritorno al delitto efferato, all’animo umano che si sta svilendo e sta andando verso una bestialità, tutto questo ha fatto sì che io risentissi proprio forte il desiderio di riportare in scena questa performance poetica. Confrontandomi, come sempre accade con la compagnia, è risultato essere per tutti un desiderio comune, come la voglia di andare in un pellegrinaggio e di andare tutti insieme a vivere un momento catartico».

– “Cantare alle ossa” è uno dei tuoi spettacoli più intensi e suggestivi: da spettatore lo si vive soprattutto per le emozioni che suscita. In questa nuova messa in scena cosa vuoi trasmettere agli spettatori?
«Quello che vogliamo portare al pubblico, oltre al carico della bellezza, delle parole, del movimento che diventa anche quello un movimento poetico e sensibile, è la catarsi. Vogliamo far vivere al pubblico la catarsi che proviamo noi quando prepariamo questo spettacolo e quindi ritorniamo in un’atmosfera poetica. Secondo me c’è proprio la necessità da parte del pubblico di vivere un momento al di fuori del normale, come solo la poesia, la musica e la danza, una danza ancestrale, sanno fare. Un ritorno alle origini antiche. Mai come in questo caso, con questo ritorno in scena, parlo di rito collettivo. Questo spettacolo vuole crearne uno, un momento in cui si è uniti in un sentire comune».
– Ci racconti com’è stata la preparazione degli attori, tra vecchi e nuovi interpreti?
«La preparazione è stata azzerata, perché tra coloro che erano andati in scena 7 anni fa, solo pochissimi c’erano già, rispetto ai nuovi attori che si sono aggiunti negli anni. È stato ripreso tutto dalle fondamenta: ma non avrebbe potuto essere altrimenti. Aver fatto un lavoro così importante anni fa, ti lascia una traccia sicuramente, c’era la radice ma andava tutta alimentata di nuovo: tutto doveva crescere, rifiorire. Per cui è stato un lavoro che è partito da zero, dal corpo, dal contatto, dallo sguardo, da un respiro comune, dal canto, da un lavoro che ci ha coinvolti molto».
– Guardando al futuro, c’è già qualcosa che bolle in pentola?
«Allora su cosa bolle in pentola… non faccio bollire la pentola!Sono convinta che dopo una stagione importante e densa come questa, devo essere come un animale che ozia nel suo guscio. Devo darmi un attimo di tempo per l’ascolto, quindi in realtà continuo con quello che mi sta dando “Cantare alle Ossa”, cioè quella sensazione di dover rallentare di ascoltarmi e ascoltare imiei compagni di viaggio. Quindi ci sono delle idee, ma non possiamo dire che l’acqua bolle già! Direi che stiamo valutando i nostri ingredienti».
Per info e prenotazioni è possibile rivolgersi al botteghino del teatro Diana oppure telefonare al 3205591797 o al 3287892486.
Fabrizio Manfredonia
