Una sezione ideale dal massiccio dei Monti Lattari verso la pianura e i rilievi interni mostra una sovrapposizione complessa di rocce carbonatiche d’origine marina con sopra depositi continentali, vulcanici e alluvionali (quelli sui quali abbiamo fondato la nostra città).

Il basamento formato di calcari e dolomie degrada sotto la pianura nocerina velocemente di diverse centinaia di metri creando una profonda depressione. Ciò a causa di grandi faglie parallele a Monte Albino. Sono questi “gradini” tettonici che hanno fatto scivolare i calcari verso il basso.

Proseguendo la sezione in direzione della Collina di Sant’Andrea l’assetto del sottosuolo subisce una grande variazione strutturale.

La Collina di Sant’Andrea non è un semplice rilievo di terra, ma rappresenta un alto strutturale, un blocco di basamento calcareo che è rimasto “sollevato” rispetto alla pianura circostante, interrompendo la profonda depressione della Piana del Sarno.

Se ci muoviamo idealmente lungo la sezione, la superficie del tetto dei calcari descrive una parabola a “U” asimmetrica.
Sotto la Piana Urbana (Area Via Atzori / Via Roma), la profondità del calcare va da -350 a -450 metri sotto il piano di campagna ed è sepolto sotto una potente coltre di sedimenti fluviali, tufo grigio dai Campi Flegrei e piroclastiti del Vesuvio.

Verso la ferrovia e poi Piazza Diaz, la profondità del calcare va da -200 a -50 metri (risalita rapida).  Avvicinandosi alla collina, si attraversa un sistema di faglie a gradini in risalita rapida.
Alla Collina di Sant’Andrea la profondità del calcare é 0 metri (Affioramento diretto).

Questa risalita del calcare funge da vero e proprio “sbarramento sotterraneo” per le acque sotterranee che defluiscono dai Monti Lattari verso la pianura. L’acqua che viaggia nel sottosuolo incontra il muro calcareo della collina e viene parzialmente deviata, alimentando storicamente la ricchezza d’acqua e le sorgenti della zona pedemontana nocerina.

Di Giulio Caso

Geologo