​Il Fiume Sarno drena un bacino dominato quasi esclusivamente da ​rocce sedimentarie carbonatiche (i calcari e le dolomie dei Monti Lattari e dei Monti di Sarno).

Sono presenti anche prodotti vulcanici e piroclastici (le ceneri e lapilli legati all’attività del Somma-Vesuvio e dei Campi Flegrei).

​In questo contesto idrografico e geologico, mancano del tutto le rocce madri capaci di ospitare mineralizzazioni primarie a oro nativo (come i filoni idrotermali di quarzo idonei, tipici invece dei complessi metamorfici alpini o di certe formazioni dell’Appennino calabro).

Di conseguenza, nella piana del Sarno la presenza di oro alluvionale è geologicamente improbabile, se non virtualmente nulla. Il posto più vicino per avere qualche piccola possibilità di trovare pagliuzze d’oro è nel medio corso del fiume Sele. Ciò è, dovuto, fra l’altro, ai cicli idrotermali di Contursi.