Riepilogo della serata. Vota la giuria di sala stampa, tv e web. Favoriti: Arisa, Fulminacci, Serena Brancale, Ditonellapiaga, Fedez e Marco Masini
È iniziato anche quest’anno il festival della canzone italiana, Sanremo 2026, giunto alla sua 76^a edizione (la prima risale infatti al 1951, quando trionfò Nilla Pizzi con “Grazie dei fiori”).
La kermesse terrà gli italiani incollati agli schermi tv per i prossimi giorni, dalla serata inaugurale di ieri 24 febbraio a sabato 28, quando verrà rivelata la canzone vincitrice della competizione.
Un po’ in ritardo rispetto al solito. Se infatti generalmente la manifestazione veniva svolta durante i primi giorni di febbraio, quest’anno l’evento è stato posticipato di ben tre settimane per evitare che si sovrapponesse alle olimpiadi di Milano-Cortina.
Direttore artistico di questa edizione, il presentatore Carlo Conti, che ha voluto accanto a sé, alla conduzione, la cantante romagnola Laura Pausini e l’attore turco Can Yaman.
Buona prova per entrambi. Lei, benché non nel suo ruolo principale (inaspettatamente almeno per la prima serata, non canta neanche una volta), risulta disinvolta, smorza un pochino delle situazioni di impasse, si prende in giro alternandosi sul palco con il suo imitatore Vincenzo De Lucia. Idem, l’attore turco, che a dispetto dell’immagine un po’ poco raffinata (giacca di una taglia in meno, camicia aperta sul petto nudo abbronzatissimo, capello lungo impomatato all’indietro), risulta posato e preciso nel ruolo di assistente alla conduzione.
Tornando alla competizione, durante la prima serata sono state presentate tutte le 30 canzoni in gara, tra nomi più e meno noti.
In ordine:
- Ditonellapiaga con “Che fastidio”. Look e sound ispirato agli anni ’80, ma moderno. Ricorda una meno trasgressiva Myss Keta;
- Michele Bravi con “Prima o poi”. Estetica e stile da primi anni del ‘900: completo a quadri, foulard, riccio ingellato sulla fronte, viso piallato, canto composto, ma a volte troppo marcato. Tutto un po’ troppo old-fashioned per un ragazzo della sua età e con il suo talento.
- Sayf in “Tu mi piaci tanto”. Ragazzo giovane, ma con una canzone con un testo, se non impegnato, quanto meno “pensato”. Vuole lanciare un messaggio dal palco. Poco comprensibile l’attinenza del ritornello con il resto del testo, ma si apprezza il tentativo.
- Mara Sattei con “Le cose che non sai di me”. Entra sul palco elegantissima, con un look da diva hollywoodiana, purtroppo la canzone però è abbastanza dimenticabile, troppe note basse che non valorizzano la sua voce, ma la trattengono. Forse non la scelta giusta per lei.
- Dargen D’Amico con “Ai Ai”. La canzone è anche carina, anche se nulla di diverso dal solito, idem il look che vuole stupire, ma rimane nulla di nuovo o inatteso, quindi produce l’effetto contrario.
- Arisa in “Magica favola”. Canzone palesemente pensata per esaltare la sua vocalità, ma sicuramente dimenticabile. Sembra di sentire la colonna sonora di un film Disney.
- Luché con “Labirinto”. Una canzone probabilmente troppo melodica per le capacità vocali dell’artista.
- Tommaso Paradiso con “I romantici”. Solito Tommaso Paradiso; solita canzone con testo da citare tra gli struggimenti d’amore scarabocchiati sul diario scolastico degli anni ’80.
- Elettra Lamborghini con “Voilà”. Cita la Carrà nelle sonorità ed esplicitamente nel testo. Canzone adatta alla sua voce ed il suo registro stilistico.
- Patty Pravo con “Opera”. Passano gli anni, ma la voce resta potente; certo ne sono passati tanti di anni da quando era “la ragazza del Piper”, ma non sfigura.
- Samurai Jay in “Ossessione”. A dispetto del nome dell’artista, le sonorità sono latine, c’è anche una breve partecipazione audio di Belen.
- Raf con “Ora e per sempre”. Lui, non si capisce come, continua a dimostrare la metà dei suoi anni. Canzone carina.
- J-Ax con “Italia Startet Pack”. Arriva a Sanremo vestito incomprensibilmente da cowboy texano e già parte la mano sulla fronte. La canzone invece inaspettatamente non è male. La sonorità ispirata al country giustifica parzialmente il look.
- Fulminacci con “Stupida sfortuna”. Esibizione pacata, dizione comprensibile, melodia piacevole, testo apprezzabile. Tutto giusto.
- Levante in “Sei tu”. L’esempio che si possa portare un brano che valorizzi a pieno le capacità vocali di un interprete senza snaturare la canzone, rendendola un orpello inutile nell’assolo/esercizio di stile del cantante. A differenza delle altre edizioni, un pezzo davvero adatto a lei e la competizione.
- Fedez e Masini “Male necessario”. Davvero così necessario? Io non credo. Si poteva evitare.
- Ermal Meta con “Stella Stellina”. Sonorità balcaniche ed un testo delicato che accenna alla sofferenza dei bambini nel mondo. Interpretazione sentita dell’artista. Brano ed esibizione adatti al palcoscenico di Sanremo
- Serena Brancale con “Qui con me”. Studia tanto e si vede. Ogni nota è controllata, ogni respiro pianificato, ogni passaggio sarà stato ripetuto mille volte. Tant’è che alla fine scoppia a piangere dallo scarico di adrenalina. Bravissima, ma rimane impressa più la sua esibizione che la canzone
- Nayt con “Prima che”. Interprete giovane, canzone orecchiabili e ben eseguita. Anche il pubblico in sala apprezza.
- Malika Ayane con “Animali notturni”. Voce sempre interessante, ma canzone non semplice.
- Eddie Brock con “Avvoltoi”. Entra sbottonandosi la giacca, con il papillon sciolto, quasi “sbracato”, l’orecchino all’orecchio, con fare un po’ rock. Ci aspettiamo un pezzo duro; porta una canzoncina d’amore smielata melodica in cui si lamenta perché lei ha scelto nuovamente il “malessere” di turno invece di amare lui che in fondo è un cucciolino, a differenza degli “avvoltoi” che le ruotano intorno, ingenua, approfittandosi di lei. Boh.
- Sal Da Vinci con “Per sempre sì”. Sal Da Vinci ha lo stesso styler di Can Yaman. Stesse giacche con ricamo sul bavero, effetto un po’ diverso, ad onor del vero. Canta una canzone che è una celebrazione del matrimonio, dell’”ammore”, nomina Dio più di una volta. Pubblico in visibilio!
- Enrico Nigiotti con “Ogni volta che non so volare”. Ci tiene tanto a stare su quel palco e si vede. È emozionato e porta una canzone che è in fondo un lungo ringraziamento a chi l’ha sostenuto nel suo percorso. Contenti di avergli fatto cosa gradita, ma si può passare oltre.
- Tredici Pietro con “Uomo che cade”. Nonostante l’incidente iniziale del microfono chiuso, riparte l’esibizione, lui è giovane e non stona, canzone adatta ad un esordio sanremese.
- Chiello – “Ti penso sempre”. Look da manga giapponese, canzone orecchiabile.
- Bambole di pezza con “Resta con me”. “…in questi tempi di odio” cantano e suonano live senza stonare. Brave.
- Maria Antonietta e Colombre con “La felicità e basta”. Ma che ne sanno gli influencer con le frasi motivazionali del tipo: “Sii te stessa e andrà tutto bene” detto dalla “supermodella con la pelle splendida”, dalle “spiagge dei Caraibi”! Siamo con voi.
- Leo Gassman con “Naturale”. Canzone purtroppo dimenticabile
- Francesco Renga in “Il meglio di me”. Solita canzone di Renga con frasi del tipo “capita che sorride anche una lacrima”, corredate da sguardi ammiccanti in camera e sorrisi sornioni. Piace? A chi? A molti (incomprensibilmente).
- LDA e AKA 7even con “Poesie clandestine”. Canzone carina, ben interpretata, ma forse non ancora il pezzo giusto per allargare il loro pubblico.
Tra gli ospiti, altri cantanti: Olly, vincitore della scorsa edizione, Tiziano Ferro, Gaia dal Suzuki Stage e Max Pezzali dalla nave Costa Toscana.
Sale poi sul palco l’attore Kabir Bedi, storico interprete della fiction italiana Sandokan, che si confronta con Can Yaman, subentrato nel medesimo ruolo nella recente serie rai. Invitata d’eccezione anche la Sig.a Gianna Capaldi Pratesi, ultracentenaria (ma più sveglia e arzilla di molti in platea), testimone attiva della trasformazione dell’Italia da monarchia in Repubblica con il referendum del 2 giugno del 1946.
Non mancano poi i saluti istituzionali, la commemorazione di tutti i defunti intorno al festival, i ringraziamenti…insomma, inevitabile finire oltre l’1:30.
A determinare la classifica provvisoria di questa prima serata, il voto della sala stampa, tv e web che decreta come suoi favoriti: Arisa, Fulminacci, Serena Brancale, Ditonellapiaga, Fedez e Marco Masini.
