la lapide e, di fianco, una foto di Giuseppe Vicedomini

Pochi sanno che la firma sulla lastra di marmo, che porta la data del 1921, è quella di Giuseppe Vicedomini, uno dei sindaci più stimati della storia della città

Sulla destra del cancello cimiteriale di Nocera Inferiore c’è una lapide con un epitaffio di difficile comprensione. La firma sotto è G. Vicedomini, la data MCMXXI (1921).
Non è difficile risalire ad uno dei nostri sindaci più stimati: Giuseppe Vicedomini.

Figlio di un artigiano locale, s’impegnò molto nell’attività sociale diventando, prima, segretario della Camera del Lavoro e poi sindaco di Nocera da Novembre 1920 fino al 1922.
Studioso anche di filosofia, quando lo conobbi negli anni 60, citò Friedrich Schiller: «La voce della maggioranza non è garanzia di giustizia».

Proviamo a semplificare la scritta sulla lapide che è densa, retorica e con costruzioni complesse, tipiche dello stile novecentesco celebrativo. Ecco una versione parafrasata per chiarirne meglio il senso:
“Affaticato nel mistero dell’universo, fra la culla e la tomba – cioè tra la nascita e la morte – l’uomo vive la sua vicenda fatta di continue alternanze. È testimone della vita stessa,
porta in sé il pensiero, la fede, il sacrificio.

Lotta, crede, spera.
L’uomo.
Ed è proprio per onorare l’uomo –  interprete dei bisogni pubblici – che il Comune volle, come uno dei suoi doveri principali,  conservare e restaurare la casa dei morti (cioè il cimitero),
luogo sacro alla memoria dei vivi, segno di uguaglianza, poiché tutti, nella natura, siamo uniti dalla stessa sorte.”

In breve: è un omaggio alla dignità umana, al senso della vita e alla necessità di onorare i defunti, voluto dall’amministrazione comunale nel 1921.
Una visione solenne e un po’ filosofica della condizione umana.

Di Giulio Caso

Geologo