Preservare la salute del cuore

Gli acidi grassi trans e saturi, quando in eccesso, contribuiscono all’origine della malattia chiamata aterosclerosi. Questo assioma è alla base di uno dei fattori di rischio principali

Nel 2018, l’organizzazione mondiale della sanità pubblicava i dati del Global Health Observatory sulle stime dei decessi. Le cardiopatie e gli ictus ischemici sono i più grandi “assassini” del mondo. Successivi sono i tumori maligni, malattie respiratorie e diabete.
Malgrado i farmaci e le nuove terapie, ci deve essere qualcosa che ci sfugge. Cosa scatena un infarto? Perché una persona apparentemente sana se ne dovrebbe preoccupare? Qual è il nostro ruolo? Cosa possiamo fare?

Correlazione tra prevenzione e alimentazione

Oggi per fortuna si è andati a fondo e almeno una risposta la possiamo dare: c’è una chiave di volta e questa potrebbe risiedere nel nostro sistema alimentare. Perché spesso non è il Cuore ad ammalarsi, ma le cellule del cuore (cardiomiociti) e le cellule delle arterie (cellule endoteliali). La correlazione fra alimentazione e malattie cardiovascolari ha avuto un’attenzione particolare solo quando qualcuno, cinquant’anni da, osservò che chi si alimentava in un certo modo (Dieta mediterranea) era meno suscettibile di avere malattie cardiache rispetto a chi si nutriva in modo diverso. Da questa semplice osservazione fu elaborata una teoria, poi verificata grazie a importanti studi (Seven Countries Study condotto in sei paesi su oltre 12.000 persone). La teoria, rivelatasi quindi confermata, asserva che l’alimentazione è determinante nella prevenzione e cura delle malattie cardiovascolari.

Rientra nel nostro comune patrimonio scientifico sapere che dei nutrienti, delle molecole e dei principi attivi, se assunti in eccesso, contribuiscono a creare quello stato metabolico che favorisce l’insorgere di malattie cardiovascolari. Un sottile equilibrio, non facile da mantenere, si dovrebbe riuscire ad ottenere per evitare l’insorgenza dei fattori di rischio cardiovascolare.
Quelli noti a tutti sono: fumo, ipertensione, diabete, sedentarietà, sovrappeso e ipercolesterolemia.

corretta alimentazione

Il cuore e gli acidi grassi

Gli acidi grassi trans e saturi, quando in eccesso, contribuiscono all’origine della malattia chiamata aterosclerosi. Questo assioma è alla base di uno dei fattori di rischio principali. Ma come mai?
Gli acidi grassi vengono sintetizzati dall’intestino e poi riversati nel torrente linfatico ed ematico.
Quando in eccesso, vengono “rifiutati” dagli organi e continuano a circolare sotto forma di lipoproteine (del tipo LDL), le quali stazionano lungo la corrente ematica. Dopo un po’, iniziano a deteriorarsi (perossidazione) e il corpo inizia a richiamare monociti, macrofagi che si attivano per eliminarli. Più o meno funziona così fin quando le LDL anomale non sono davvero tante e si forma un affollamento cellulare, che si nota come gonfiore, stria lipidica.

Finché un giorno X, per qualche motivo (oggetto ancora di studio) il rivestimento si rompe e il contenuto si riversa nel sangue. I meccanismi che intervengono per tamponare la falla sono le piastrine che mettono su una specie di toppa (trombo) che viene imbrigliata. A volte la formazione del trombo è troppo veloce e non si riesce a smussarlo, al punto tale che diventa ostruente e la zona di tessuto a valle dell’arteria non riceve più sangue ossigenato e muore nell’arco di poche ore. Questo è l’infarto cardiaco, quando disgraziatamente un’arteria si occlude.

Medicinali e cuore

Le proporzioni: la chiave per la salute nutrizionale cardiovascolare

Sulla base delle suddette informazioni e dopo la confluenza di tutto quello che la scienza sa in tema di alimentazione e prevenzione, ci sono dei concetti guida generali per la suddivisione ideale degli alimenti, basandosi sull’assunzione di una media di 2200 calorie al giorno:
-60% di carboidrati (preferibilmente integrali e a basso indice glicemico
-25% di grassi, di cui massimo 10% saturi e 15% insaturi
15% di proteine.

Negli ultimi anni, esiste una branca, la Nutrigenomica, che studia il diretto rapporto fra nutrienti e patrimonio genetico. Sempre ad oggi, abbiamo la fortuna di avere base certa di alcune molecole che influenzano l’attività della cellula, agendo su dei “sensori” (recettori), posti sul nucleo cellulare (per esempio, gli Omega-3 sui recettori nucleari chiamati PPAR che, se attivati, inibiscono la sintesi di grassi) o agendo direttamente al cuore del DNA (metilazione) come avviene, per esempio, per la Vitamina B12; folati e altri nutrienti ricchi di metili che bloccano il DNA in alcuni punti.