Le emozioni della nostra scrittrice e poeta Carla D’Alessandro che dopo tanti anni per la prima volta non vive l’esperienza del ritorno in classe
di Carla D’Alessandro
La campanella del primo giorno di scuola per me non è suonata. Per la prima volta, sono stata spettatrice esterna dell’ingresso rumoroso ed affollato di bambini timorosi ma allegri.
Una vita vissuta all’insegna della scuola la mia, come alunna e come docente senza mai dimenticare la mia prima regola: l’impegno! Si, l’impegno e la responsabilità per me stessa e verso gli allievi, anime da formare non solo nelle conoscenze e competenze ma anche nella bellezza, bellezza per il sapere come conquista di introspezione e di comprensione dell’Uomo e del Creato perché conoscere significa avere il desiderio di superare i limiti, le difficoltà, gli ostacoli, aprendo la mente ad una nuova saggezza, più consapevole.
Ora che la mia campanella non suonerà più, rimarranno nel mio cuore i ricordi che sono lo scrigno del pensiero. Il grembiule di raso nero della mia prima campanella quando piccola feci l’ingresso in uno stanzone enorme con i banchi pesanti di legno, la maestra in cattedra che guardava la scrittura bella con la penna a pennino ed io a non lasciare macchie d’inchiostro sui quaderni dalla copertina nera.
La scuola media “De Lorenzo”, il Magistrale “A. Galizia” dove ancora si portava il grembiule nero, finalmente l’Università di Salerno ovvero la libertà di studiare quando e come decidevo io. Gli studi matti di quegli anni, la necessità di imparare, sapere, conoscere anche il mondo attraverso le pagine di un libro.
Quanti viaggi ho fatto nella realtà vera dei romanzi, quante anime forti e fragili ho conosciuto nelle pieghe delle parole. L’umanità si scopriva poi nella realtà, nella capacità di guardare il volto del simile e senza parlare capire la gioia, i dubbi, le sofferenze e le speranze.
Il suono, oggi, della campanella non suona per me, ci sono altri suoni che mi aspettano, ugualmente impegnativi ma per sempre rimarrò “Maestra” nel significato più alto del termine.
Spero di aver lasciato nei miei alunni, la gioia degli anni trascorsi insieme, facendo loro scoprire l’amore per il sapere, la bellezza e la conquista di quel sentire dell’animo, il quale ci avvicina alla parola nelle sue diverse sfumature ma anche ai nostri simili di qualunque fede ed etnia, in un abbraccio fraterno costruendo un mondo pienamente globalizzato dall’Amore e non dall’arida economia: espressione di interessi che poco badano alla realtà degli esseri umani, dei loro sentimenti e delle personali speranze ed illusioni.
