Poco dopo la mezzanotte di oggi, ha prima tentato la fuga, poi, quando si è visto circondato dai carabinieri di Salerno e dai cacciatori di Puglia, si è barricato in un edificio abbandonato nella località di Santa Ceciali a Eboli, a tre chilometri dal Bivio dove si nascondeva. Così è stato catturato il 26enne tunisino, Ridha Rahmoumi, responsabile della morte di Esposito. Un ultimo tentativo di sottrarsi alla cattura, prima che gli investigatori riuscissero a fermarlo.

Proprio in quell’edificio, descritto dalla Procura come una struttura in «pessime condizioni igieniche», che gli investigatori hanno trovato alcuni oggetti riconducibili a Luigi (Luca) Esposito: il suo telefono cellulare, un anello e una carta di credito.

I DUE SI CONOSCEVANO
Il 26enne tunisino (senza fissa dimora, arrivato con un barcone a Lampedusa e destinatario di un decreto di allontanamento) e la vittima, secondo la procura di Salerno, si conoscevano. I due si sarebbero messaggiati e contattati dal 28 giugno scorso. Sabato si erano sentiti telefonicamente prima di incontrarsi per l’ultima volta.

IL TRAGICO APPUNTAMENTO
Esposito e il suo assassino si sono incontrati sabato scorso, sicuramente dopo le 23,30. Sarebbe nata una discussione, poi l’aggressione da parte dello straniero che avrebbe ripetutamente colpito il giornalista. Una volta reso inoffensivo, il 26enne tunisino avrebbe utilizzato materiale plastico, una coperta e alcune sterpaglie per appiccare il fuoco al corpo, distante 100 metri dalla sua auto lasciata in sosta davanti a un cancello.

L’INCENDIO PER FAR SPARIRE LE PROVE
L’assassino avrebbe tentato di cancellare le tracce della violenza.
L’autopsia avrebbe accertato la presenza di monossido di carbonio nel sangue, che sarebbe compatibile con l’idea che il 53enne giornalista nocerino fosse ancora vivo quando è stato carbonizzato.

LA CONFESSIONE E IL MOVENTE
Il 26enne tunisino ha reso un’ampia confessione, spiegando le ragioni del gesto e ricostruendo, passo dopo passo, quanto accaduto nella serata di sabato. Il movente è ancora riservato, ma sarebbe riconducibile a una pista privata. Il tunisino, irregolare in Italia, è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto e trasferito al carcere di Fuorni.

LA CRUDELTA’
L’indagato avrebbe agito con particolare crudeltà nell’uccidere un uomo che conosceva, prima portargli via telefonino e carta di credito. Non aveva considerato che i carabinieri sarebbero riusciti a geolocalizzare il cellulare della vittima e quindi a scoprire il suo nascondiglio. Precedentemente i carabinieri avevano trovato un’impronta digitale all’interno della Lancia Y di proprietà di Esposito, con la quale sarebbero arrivati sul luogo del delitto.