Prosegue la decima edizione de “L’Essere e l’Umano”, la rassegna ideata da Simona Tortora, con l’organizzazione di Giuseppe Citarella e il patrocinio del comune di Nocera Inferiore con il quinto spettacolo dell’anno. Questa sera alle 20:45, al Diana di Nocera Inferiore, andrà in scena “Circe, una dea contemporanea” scritto, diretto e interpretato da Ilaria Drago, voce autorevole del teatro contemporaneo italiano, vincitrice, tra le altre cose, del “Premio Nazionale Alghero Donna di Letteratura e Giornalismo 2025” per la sezione “Arte e Poesia”.

La Circe raccontata dalla Drago è una donna in continuo divenire, sapiente maga che vive sulla propria pelle i mutamenti e che attinge solo in parte alla controparte omerica: è una Circe che invita gli spettatori a guardare l’attualità con occhio critico, ridicolizzando il potere.

Per parlare dello spettacolo abbiamo fatto quattro chiacchiere con Ilaria Drago.

Innanzitutto, ci racconti della genesi di “Circe, una dea contemporanea”?
«Le questioni sul femminile mi hanno sempre accompagnato in vari lavori che ho fatto, da Giovanna d’Arco a Margherita Porete e Simone Weil. C’è un discorso aperto sul femminile che dura da anni e che parte da lì e poi si confronta con temi sociali. Sono temi generali che danno voce a chi non ne ha. Poi, in occasione dell’ Armunia Festival Inequilibrio, confrontandomi con la direttrice artistica Angela Fumarola mi sembrava che fosse un argomento che si sposava molto bene con la figura di Circe e così ho iniziato a lavorarci. Partendo dalla Circe omerica ho approfondito gli sguardi differenti che la caratterizzano».
Perché hai scelto proprio Circe per raccontare l’attualità?
«Mi piace perché attraversa i tempi: ha uno sguardo molto ampio. Di solito c’è un punto di vista molto patriarcale e maschilista, ma non solo con Circe, anche ad esempio per le sirene, io invece volevo riscoprire gli elementi del femminile di Circe, scoprire il lato umanissimo e l’aspetto della trasformazione.

Tutti la conosciamo come colei che tramuta gli uomini in maialima quello che racconto è una Circe che attraversa le dinamiche umane; quindi, attua delle metamorfosi su sé stessa e conosce moltissime sfumature dell’animo umano e le mostra anche a coloro che arrivano sull’isola. Lei insegna la via della bellezza, il contrasto al potere.

Per il potere si ammazzano bambini e finché non ci sarà una catarsi si reitereranno sempre le stesse cose, come le guerre e gli stupri. Circe si rivolge al pubblico come se fossero le persone dell’isola, mostrando che cosa si farebbe per due spicci: allora lei preferisce mettersi di lato per vedere meglio».

Parlaci di quello che rappresenterai questa sera.
«Ci sono sei trasformazioni che vedrete in scena: da una ragazzina ingenua che accoglie gli spettatori e che sembra occuparsi solo della bellezza esteriore sino alla Circe che racconterà di aver vissuto tantissime vite. C’è la trasformazione in una madre e nella sua bambina in fuga su un barcone, il passaggio su Hebe de Bonafini una delle donne simbolo delle madri di Plaza De Mayo che si ribellarono contro il potere ma anche la danza popolare sarda.

Fino all’ultimo personaggio, super grottesco, il dittatore, che rappresenta il potere. E in quel passaggio ci sarà una citazione durissima alle tecniche di manipolazione di Goebbels, l’uomo che era dietro all’ascesa di Hitler».

“Circe, una dea contemporanea” è una produzione Tecnologia Filosofica APS e Fondazione Armunia Castello Pasquini, scritto e diretto da Ilaria Drago con l’assistenza alla regia di Francesca Bini. Le musiche sono di Stefano Scatozza e il disegno luci di Max Mugnai.

Per info e prenotazioni è possibile rivolgersi al botteghino del teatro Diana oppure telefonare al 3205591797 o al 3287892486.

Fabrizio Manfredonia