A nulla è valsa la tanto sbandierata diminuzione delle accise sui carburanti, promossa dal governo Meloni lo scorso 19 marzo: in due giorni ai distributori il costo di benzina e gasolio è aumentato anche del triplo dello sconto governativo.
Già il 21 marzo scorso, il costo medio della benzina era passato da 1.755€ del giorno prima a 1.825€, 7 centesimi di aumento in meno di 24 ore. Il gasolio, invece, era passato da 1.995€ a 2.195€, facendo registrare un rincaro di ben 20 centesimi.
È balzato anche il costo del gasolio agricolo, che si riverserà sulle spese per gli agricoltori e, di conseguenza, al banco di frutta e verdura. Il carrello della spesa, quindi, diventerà sempre più pesante e soprattutto nelle aree ad economia più compromessa come il sud e in particolare l’Agro Nocerino-Sarnese ci sarà un crollo dei consumi.
Aumentano le proteste dei cittadini, che se la prendono anche con i benzinai come se fossero loro ad imporre gli aumenti. Dopo le proteste degli ultimi giorni c’è stata una timida diminuzione: stamattina il costo della benzina è, in media, di 1.799€, mentre quello del gasolio di 2.079€, con un risparmio, rispettivamente di 3 e 12 centesimi di euro rispetto a ieri.
Sbalzi che oggettivamente hanno dell’incredibile e che fanno venire in mente grosse operazioni di speculazione. A questo punto è necessario un intervento di urgenza del governo, senza diminuire le accise (costate agli italiani già una diminuzione delle risorse disponibili in vari settori pubblici) ma presso le aziende di Stato e in generale quelle che commerciano in prodotti petroliferi per ridurre i prezzi applicati.
Altra azione è quella diplomatica, la principale, per ridurre gli effetti della crisi scaturita dal conflitto israelo-statunitense con l’Iran e il blocco dello stretto di Hormutz, che ha innescato la nuova impennata dei prezzi nel mondo energetico.
