Nel 1875, nel comune di Nocera Inferiore, arrivarono le cotoniere “MCM“, con esse, fino a fine secolo successivo, il lavoro e una nuova vita per molte giovani locali e dei paesi vicini.
In ricordo delle cotoniere a Nocera Inferiore e delle donne che ci lavorarono.
La filatrice
A mani giunte
ascolta
voci dal silenzio
poi stringe
il vuoto intorno
e ancora intreccia
fili di speranza.
(dedicata ad Anella Mancino – filatrice)
L’immagine della filatrice diventa simbolo di resilienza: mani giunte che ascoltano “voci dal silenzio” suggeriscono attenzione e sensibilità a ciò che non è immediatamente visibile. Il gesto di “stringere il vuoto intorno” trasmette la difficoltà, la fatica, ma il verso finale “e ancora intreccia fili di speranza” porta una luce positiva: anche nel vuoto e nell’assenza, persiste la capacità di creare, di costruire senso e bellezza.
La dedica a Anella Mancino radica il testo nella concretezza del lavoro e della vita quotidiana, trasformando un gesto semplice in metafora universale.
“Tra mani operose e silenzi ascoltati, la filatrice trasforma il vuoto in fili di speranza.
È un quadro che rispecchia il declino industriale anche di tante città operative: le fabbriche chiudono, il lavoro diminuisce, e il tessuto sociale cambia radicalmente. La memoria delle cotoniere, rimane viva nei racconti, nei quadri, nelle poesie.
La Filatrice, anziana, che ricorda sé stessa da giovane tra le macchine delle cotoniere. Le mani ancora intrecciano fili luminosi, simbolo del lavoro reale, delle ore spese, della manualità che generava sostentamento.
Intorno a lei, dai fili tessuti emergono piccoli bagliori dorati, ma sempre più numerosi diventano flussi astratti di luce gialla e argento che si distaccano, si innalzano e si muovono verso una grande struttura lontana: metafora dell’economia finanziaria, che cresce poi e circola indipendentemente dal lavoro concreto.
Il mistero resta nei flussi di luce che crescono senza apparente legame con la fatica manuale: simbolo della circolazione di denaro che sfugge a qualsiasi logica produttiva diretta, lasciando stupore e interrogativi.
Venendo al disegno:
In primo piano: La filatrice giovane al lavoro, le mani che intrecciano fili luminosi, leggermente stilizzate con attenzione ai gesti e alla postura.
– Secondo piano: La filatrice anziana, che ricorda sé stessa, in trasparenza o leggero sfocato, a sottolineare il ricordo.
– Sfondo: Interno della fabbrica, macchine tessili e dettagli realistici tipici.
– Fili intrecciati: Dai fili si elevano bagliori di luce che rappresentano il valore generato dal lavoro.
-Tonalità: Colori caldi e terrosi per la realtà del lavoro, sfumature morbide per il ricordo e la nostalgia.
