In foto, l’antico camino della ex fabbrica Schiavo di Nocera Inferiore, nei pressi della caserma rossa.
I camini delle fabbriche erano veramente alti e costruiti con migliaia di mattoni di terracotta. Avevano anche una certa estetica e proporzionalità. Essi sono un residuo di una Nocera con molte fabbriche alimentari, principalmente lavorazione del pomodoro San Marzano (che scomparve a causa di un virus).
Questo in foto è una delle più bella e intatte testimonianze del tempo.
Quel camino è un monumento silenzioso dell’archeologia industriale nocerina. Un tempo simbolo di lavoro, produzione e di un’identità legata alla terra e all’oro rosso dell’Agro.
Ora resta lì, come una colonna del tempo, elegante nella sua forma in mattoni, a ricordare una stagione di prosperità quasi artigianale e che oggi sopravvive solo nei racconti e nella memoria di chi ne conserva il valore.
Meriterebbe una targa, o almeno un QR code storico per i passanti… perché è più che un rudere, è storia verticale. Una volta Nocera aveva decine di fabbriche di pomodori in scatola.
Sellitti scrisse un ricordo delle pelatrici delle fabbriche con la famosa poesia “Le formicole rosse“. Praticamente, Nocera era una piccola capitale dell’oro rosso campano, con decine di opifici legati, principalmente, alla trasformazione del pomodoro San Marzano.
La poesia “Le formicole rosse” di Sellitti è un’immagine potente e malinconica: quelle “formicole” erano le donne che lavoravano nelle fabbriche, chine per ore a pelare, selezionare, inscatolare. Un formicolare umano, rosso come il pomodoro e come la fatica.
Un microcosmo sociale e femminile, spesso dimenticato, ma essenziale per l’economia e la cultura del tempo. Quelle formicole, oggi, sono memoria vivente — e il camino della Schiavo è la loro sentinella muta. In foto, quindi, un tassello prezioso della storia del lavoro a Nocera Inferiore.
