Nuovo appuntamento per “L’Essere e l’Umano”: sabato 21 marzo alle 20:45, al teatro Diana di Nocera Inferiore, andrà in scena “Assetati” di e con Davide Pascarella scritto da Wajdi Mouawad. La rassegna, ideata da Simona Tortora, con l’organizzazione di Giuseppe Citarella e il patrocinio del comune di Nocera Inferiore stavolta ospiterà uno spettacolo in collaborazione con il Teatro Pubblico Campano.

“Assetati” è una metafora dell’esistenza, delle scelte e delle esperienze di Wajidi Mouawad, autore libano-canadese e voce autorevole della letteratura e della drammaturgia contemporanea.

La storia di Murdoch, Norvège e Boon rivive nell’interpretazione di Davide Pascarella che ha scelto di interpretare tutti e tre i protagonisti e suona quasi come una dichiarazione d’amore verso le parole di Mouawad e le tematiche, a tratti crude, del drammaturgo.

“Assetati” è smarrimento, sogni traditi, tensione, sete e, per analizzare il lavoro dietro questa messa in scena, abbiamo fatto quattro chiacchiere con Davide Pascarella, vincitore della terza edizione del Premio Leo De Bernardis.

Come è avvenuto l’incontro con l’opera di Mouawad?

Il testo me l’ha fatto conoscere Alessandro Businaro, adesso direttore artistico junior dello stabile del Veneto. Frequentando un suo laboratorio teatrale mi aveva suggerito di lavorarci su, come pretesto per i giorni del laboratorio. Venivo da un periodo di crisi profonda e mi sembrava potesse parlare a me. Chiesi ad Alessandro “ci stai lavorando? No? Allora ci lavoro io”.

Feci uno studio per un attore solo che interpretasse i tre personaggi: lo trovavo emozionante e bello. Con Alessandro, che mi ha fatto da dramaturg, abbiamo tradotto il testo insieme: è un’opera del 2007, c’era una traduzione del 2008 ma ci siamo accorti che forse ci piaceva adattarlo ad un linguaggio più moderno. Nel testo, per esempio, ci sono alcune bestemmie: Mouawad scrive in Québécois, il francese parlato in Québec, lì la sensibilità è diversa. Murdoch, per esempio, ne usa tre in particolare. Abbiamo quindi adattato queste imprecazioni per non scandalizzare il pubblico. Anche se, in generale, non abbiamo mai avuto problemi in tal senso con gli spettatori: è proprio l’autore che si esprime in maniera così esagerata per Murdoch.

Ci parli della scelta di interpretare tutti e tre i personaggi!

Sentivo dentro che questi personaggi fossero da interpretare da uno stesso attore perché sono da considerare come dei congegni emotivi. Sono delle macchine di linguaggio, semplicemente sonotre linguaggi emotivi. Nel leggere Mouawad si verifica questo fatto curioso: nel testo più che descrivere un’emozione la si fa vivere direttamente. I tre personaggi sono come tre facce di uno stesso solido, come se fossero composti della stessa sostanza complessa.

Non erano necessari tre diversi interpreti, non era tanto utile una mimesi reale o trovare il modo per sgomberare il campo tra cosa èvero e cose è falso.

Il lavoro di drammaturgia ha inciso sul copione?

Il testo non è adattato e fatto interamente su quello che è stato scritto da Mouawad: la regola che ci siamo dati era proprio questa. Ci sono delle piccolissime aggiunte che tradiscono la regola, ma è chiaro che sto interpretando il linguaggio di Mouawad. Il progetto è nato con un grande amore verso questo testo: nel mio confrontarmi con me stesso vince cosa sento e su che tipo di campo emotivo voglio lavorare per cui è come se fosse una dedica d’amore a questo testo.

Dal punto di vista visivo, cosa racconta la messa in scena?

Scenograficamente c’è uno spazio bianco, astratto, vuoto. In ciò che mettiamo in scena è importante il testo. C’è un universo fatto di parole, dove anche quelle che usiamo nel quotidiano si staccano dall’immaginario delle parole quotidiane entrando anche nell’immaginazione del pubblico. Mi piace contare su questa caratteristica del pubblico. Poi c’è un momento di coinvolgimento con delle “interviste” da parte di Murdoch.

Cosa verrà dopo “Assetati”?

Un progetto futuro di cui possiamo parlare, nei prossimi giorni ci sarà la conferenza stampa, è “Bacio sogno autodistruzione” vincitore della Biennale College Teatro: nella prossima edizione de la Biennale debutterà sotto forma di lettura; inoltre, in futuro mi piacerebbe lavorare su “Crave” di Sarah Kane.

Per info e prenotazioni è possibile rivolgersi al botteghino del teatro Diana oppure telefonare al 3205591797 o al 3287892486.