Piedimonte non può continuare a vivere così. Ogni giorno i cittadini subiscono i disagi e l’inquinamento derivanti dall’intasamento della SR 266, una strada oggettivamente troppo stretta per sostenere un doppio senso di marcia. In alcuni tratti mancano persino i marciapiedi, una condizione che nel 2026 non può essere accettata in una città che ambisce a definirsi moderna”.

Lo scrive in una nota il responsabile di Giovani Azione Nocera Inferiore Antonio Schiavo.

Basta osservare la realtà quotidiana: camion e auto che sfiorano le abitazioni, traffico continuo, rumore costante. Immaginiamo cosa significhi per una persona con disabilità in carrozzina o per una madre con passeggino uscire di casa e trovarsi immediatamente immersi in un flusso veicolare pesante, senza adeguati spazi pedonali.

Eppure una soluzione esiste. Ed è anche semplice. Si potrebbe trasformare la SR 266 in senso unico verso Nocera, dirottando il traffico nell’altro senso sulla strada parallela, Via Fratelli Buscetto, che parte nei pressi del Tribunale di Nocera Inferiore e prosegue fino oltre il cimitero. Una strada oggi ampiamente sottoutilizzata, già esistente, già funzionale.

Una modifica del genere consentirebbe:
– una maggiore fluidità del traffico;
– il recupero di spazio utile per realizzare marciapiedi degni di una città civile;
– una sensibile riduzione dell’inquinamento acustico e atmosferico per i residenti di Piedimonte;
– la piena valorizzazione delle infrastrutture recentemente realizzate per l’ampliamento della zona PIP di Casarzano.

Cambiare un senso di marcia comporta certamente passaggi tecnici e amministrativi, ma non richiede appalti milionari né nuovi oneri per le casse comunali. È una scelta di organizzazione urbana, non un’opera faraonica.

Inoltre, tale intervento si integrerebbe perfettamente con il progetto di recupero del cosiddetto “binario morto” che l’amministrazione sta portando avanti, contribuendo a ridisegnare in modo organico la mobilità dell’area.

La domanda allora è semplice: perché non farlo? Piedimonte non chiede miracoli. Chiede buon senso, sicurezza e qualità della vita” conclude Schiavo.