Da oggi 12 novembre gli utenti italiani, per fruire siti a contenuto pornografico, dovranno dimostrare di essere maggiorenni.
Non basterà più cliccare “si” sul classico banner che, fino a ieri, richiedeva l’autocertificazione della maggiore età ma occorrerà utilizzare un sistema strutturato in due passaggi e gestito da soggetti distinti.
Il problema è che, per ora, non è stata individuata una piattaforma che si occupi di verifica dell’età rispettando al contempo il doppio anonimato imposto dall’Agcom per tutelare i dati personali degli utenti.
La delibera non prevede l’uso di una tecnologia unica limitandosi a stabilire dei criteri: per esempio potrà essere rilasciata da fornitori di identità digitale indipendenti, generata direttamente sul dispositivo dell’utente tramite token, o ancora basarsi su documenti d’identità e riconoscimento facciale. Tuttavia, non sarà possibile alcuna forma di profilazione.
La tutela dell’anonimato, inoltre, impedisce di utilizzare sistemi quali SPID e CIE.
E dunque come si potrà accedere agli oltre 40 siti hard individuati dall’Agcom? La soluzione più semplice, in attesa che anche i siti si adeguino, sembrerebbe essere l’uso di VPN o proxy per aggirare i limiti territoriali ma si tratterà di una soluzione temporanea e adatta più che altro a chi ha una conoscenza più ampia della tecnologia. E per gli altri? C’è un rischio di limitazione della libertà? La tutela dei minori può dirsi effettivamente validata da questi sistemi?
Intanto molti siti della lista risultano ancora attivi perché, avendo sede in UE, avranno ancora 3 mesi per adeguarsi. Tutto sara dunque rimandato al 12 febbraio 2026.
Fabrizio Manfredonia
